Qui si parla di...Hard Boiled

Buongiorno a tutti e buona domenica.
Il titolo può sembrarvi alquanto strano ma non vi preoccupate, in questo nuovo post vi parlerò di due libri che ho letto per un esame, come potrei definirlo...INTERESSANTE!
Questa sarà la volta di Il lungo addio di Raymond Chandler e Vizio di forma di Thomas Pynchon.
E' da un po' di tempo che sto prendendo in considerazione generi che fin dall'adolescenza non avevo mai letto e posso dire che tutto ciò mi porta ogni volta grande stupore e meraviglia. Mai dire che un qualcosa non ti piace se prima non l'hai assaggiato, letto, visto o ascoltato.
Parto prima col rendervi chiari alcune terminologie.
Hard Boiled: L'espressione inglese hard boiled (anche hard-boiled o hardboiled) si riferisce ad un genere letterario che trova le proprie radici nei romanzi di Dashiell Hammettverso la fine degli anni venti e che venne perfezionato da Raymond Chandler nei tardi anni trenta.
Il genere hard boiled rientra nel genere poliziesco o detective fiction e si distingue dal giallo deduttivo per una rappresentazione realistica del crimine, della violenza e del sesso.
Fin dalle sue origini il genere hard boiled fu pubblicato e strettamente collegato con le cosiddette riviste pulp, ad esempio Black Mask; successivamente molti romanzi hard boiled vennero pubblicati da case editrici specializzate in edizioni brossurate, comunemente note con il termine pulps. Di conseguenza, il termine pulp fiction è spesso usato come sinonimo di hard boiled.
Negli Stati Uniti, l'originario stile hard boiled è stato ripreso da innumerevoli autori.
Noir: Nella critica cinematografica, e subordinatamente letteraria, opera caratterizzata dalla presenza di scene violente, trame criminose, atmosfere inquietanti. Il termine fu introdotto nel 1946 da alcuni critici francesi con riferimento a film statunitensi tratti da romanzi che in Francia venivano pubblicati dall’editore Gallimard nella Série noire (così denominata dal colore delle copertine), una collana di polizieschi tascabili, particolarmente attenta alla più recente produzione proveniente dagli Stati Uniti. Riferito dunque al cinema e insieme alla letteratura che lo ispira, il termine si è poi diffuso internazionalmente (dagli anni 1980 anche in Italia), sia pure con una pluralità di usi talvolta impropri (affiancandosi o sovrapponendosi al generico poliziesco, a thriller, a pulp), derivante dalla difficoltà di circoscrivere in una formula univoca un insieme di fenomeni piuttosto complesso. Infatti, più che un vero e proprio genere il n. costituisce una tendenza dell’immaginario, uno stile. Rispetto all’indeterminatezza della classificazione in letteratura, l’esistenza del cinema n. venne teorizzata per la prima volta nel 1955 da R. Borde ed É. Chaumeton nel saggio Panorama du film noir américain, 1941-1953, ma la storiografia non è concorde nell’individuare quale sia il primo, vero film noir. Il periodo d’oro del n. cinematografico statunitense viene comunemente collocato tra il 1941 e il 1958, cioè tra Il mistero del falco (1941) di J. Huston e L’infernale Quinlan (1958) di O. Welles. Tuttavia nei decenni successivi innumerevoli film, definibili postnoir e neonoir, accomunati da un determinato stile narrativo e visivo nonché da particolari temi, personaggi e situazioni, hanno sviluppato e aggiornato i moduli espressivi del n. classico, riprendendone le storie cupe e violente, i dilemmi esistenziali, il senso di ambiguità e di angoscia/">angoscia che pervade i protagonisti, disegnando un universo caotico e delineando un ritratto del mondo estremamente realistico.

Vi ho riportato queste due terminologie così da poterne capire di più dei romanzi che recensirò qui sotto.
Il lungo addio scritto tra gli anni '50 e '52 e pubblicato nel 1953, sesto romanzo di Chandler con protagonista l'investigatore privato Philip Marlowe.
Scritto in prima persona con una storia centrale molto importante e una secondaria che si intreccia con la prima. 
Trama: Quando Philip Marlowe, l'investigatore privato ideale di Chandler, vede per la prima volta Terry Lennox ubriaco in una Rolls Royce fuori serie di fronte alla terrazza del Dancers' non sa ancora quale influenza avrà sul suo destino. Lo sorregge tra le sue braccia, comunque, dopo che la donna che lo accompagnava ha tagliato la corda con la Rolls, accennando ad un appuntamento irrecusabile, e cerca di tenerlo su in tutte le maniere, non solo fisicamente. Così si lega a Terry in una tormentosa successione di eventi pericolosi. 
Ho scritto qui la trama del libro non riprendendola da Internet perché in quel caso vi avrei spoilerato tutto e non è questo il fine della mia recensione.
Questo è il mio primo romanzo di Chandler anche se il vero e primo romanzo suo fu Il grande sonno del '39 sempre come protagonista Marlowe.
Non avendo letto gli altri libri ma avendo seguito il corso e fatto ulteriori ricerche, si possono riscontrare delle differenze tra il Marlowe "duro"dei primi libri e quello de Il lungo addio, diciamo quasi addolcito, forse da quel forte senso di amicizia tra lui e Lennox, amicizia che andrà in frantumi alla fine del libro, dopo tante estenuanti ricerche, lottando contro l'incredulità di aver perso il suo amico ma in fin dei conti non è stato così e lui in fondo lo sapeva, aveva un certo sentore. 
Il film degli anni '70 fu diretto da Robert Altman, un regista straordinario e fuori dalle righe, con la sceneggiatura di Leigh Brackett e con un finale che, per molti che hanno letto il libro, lascia totalmente a bocca aperta. Altra novità: Altman chiama per il ruolo di Marlowe Elliot Gould e non i soliti attori che sono stati ripresi per gli altri film con protagonista Marlowe. 
Io consiglio di leggere questo capolavoro e di vedere anche il film di Altman, regista che adoro. E' un viaggio intenso in questo genere letterario che sia nuovo o già familiare.
Ah, altra grande sorpresa: Marlowe è collegato al suo stesso autore più di quanto vi possiate aspettare. Chandler ha voluto riversare una parte di sé nel protagonista, ma io credo anche nel personaggio dello scrittore, Roger Wade.

Mentre Vizio di forma è già molto più recente del romanzo di Chandler, infatti pubblicato in Italia nel 2011, data di uscita in America 2009.
Ci ritroviamo nello stesso periodo in cui Altman ambienta il film tratto dal romanzo di Chandler, ovvero anni '70. Ci ritroviamo in una California sporca, con mare inquinato e industria.
Si vive nel periodo in cui due comunità e generazioni diverse fanno fronte comune grazie alla guerra del Vietnam. Da un lato gli hippie e dall'altra i colti bianchi. Da un lato un'America giovanile di sinistra e dall'altra un'America conservativa, di destra. In quegli anni si fa un largo uso di droghe e inizia a fare fronte una nuova tecnologia, ARPANET, usata prima ancora dalla CIA  e dagli agenti per scovare informazioni ma che secondo l'amico del protagonista, Doc Sportello, altro investigatore privato, questa nuova tecnologia diventa come una droga, non se ne può fare a meno.
Stessa cosa del primo romanzo recensito, storie che si intrecciano alla prima principale, tutto parte dalla ex ragazza di Doc che si innamora di un agente immobiliare in pericolo, la moglie col suo amante vogliono mandarlo in una casa di cura e prendere i suoi soldi, ma questa persona di nome Mickey Wolfmann sparisce prima del previsto, sparisce anche l'ex di Doc. Da qui parte questa continua ricerca e questo continuo trovare informazioni che non riguardano solo i personaggi della storia ma anche la martoriata America di quell'epoca: spaccio di droga e denaro che arriva dall'Asia, la Golden Fang che oltre ad essere uno schooner è anche un'associazione di odontoiatri, all'apparenza, che si trova all'interno di un edificio dalla classica forma della Zanna d'Oro, un sassofonista che si finge morto e si trova sotto copertura per cercare delle informazioni da inviare al governo. Una serie infinita di azioni che si susseguono sotto un aspetto del tutto psichedelico perché la straordinarietà di questo romanzo è come ci viene raccontato il tutto, come se viaggiassimo insieme al protagonista, nella sua mente e ci è difficile riconoscere se quello che vede è frutto o meno dell'uso di droga e quindi allucinazioni.
Il film diretto da Paul Thomas Anderson è del 2014, con un cast veramente da urlo tra cui alcuni attori famosi come Owen Wilson (Coy Harlingen, il sassofonista) e Martin Shot (l'odontoiatra).
Anderson riporta ogni singola scena, nel film è Sortilege, amica di Doc, che fa da narratrice quindi assume un ruolo rilevante all'interno della storia. 

Da come avete potuto vedere non ho riportato la trama del libro perché ricordo ancora tutto perfettamente a memoria e spero di avervi almeno in piccola parte incuriosito.
Li consiglio vivamente come consiglio di vedere altri film del genere tra cui L'infernale Quinlan di Welles e se volete avvicinarvi all'Italia Ossessione di Visconti. 
Vi auguro buona lettura e buona domenica, ci rivediamo settimana prossima (si spera) con altre recensioni.


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